Me
Mi chamo Carmela Martino, ho cinquanta anni e insegno latino e greco presso il liceo classico di Rionero in Vulture.
Love
Quello che più mi piace è parlare ed ascoltare ciò che l'uomo con le parole, coi gesti, col dolore e la felicità sa e può dire. Mi piace anche ciò che la poesia, la pittura, l'arte nel suo complesso, possono dirmi con la parola cercata e trovata nel silenzio dell'anima, con le scelte cromatiche e del gesto che con la sicurezza del suo movimento riesce a catturare lo spazio e la luce in cui e tramite cui catturare e definire le forme dell'anima, e tutta l'arte che sa creare ogni discorso che possa avvicinare ed accarezzare l'uomo e il suo dolore.
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lunedì, 04 giugno 2007 in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità” ( Montale da “ I limoni”) “Wilma, ho deciso, penso che il liceo classico sia la scuola che maggiormente faccia a me, vi si studia molto l’italiano, il latino, poi c’è anche, come materia nuova, il greco e soprattutto c’è molto poca matematica: suvvia, è proprio la scuola che fa per me!” Ad ottobre, così come largamente preannunciato all’amica, Carlotta era al classico di Rionero, ben felice di esservi ed ancora più felice di rimanervi, man mano che i giorni passavano e si consolidavano le sue previsioni iniziali lo studio e l’approfondimento dell’italiano e della letteratura italiana le davano ampie gratificazioni, lo studio del latino proseguiva con profitto dopo l’iniziale conoscenza che ne aveva fatta durante gli ultimi due anni di media inferiore perché ai suoi tempi era là che s’iniziava col latino, lo studio del greco era anch’esso avvincente, e poi al triennio l’incontro affascinante con la letteratura latina a greca l’affascinò ulteriormente insieme allo studio della storia e della filosofia: insomma tutto sembrava veramente fatto a sua misura ed a misura della sua voglia di conoscere, di emozionarsi e di ritrovarsi sulle pagine immortali ed incredibilmente umane di Seneca, di Cicerone, di Sofocle di Platone o di Dante! L’approdo al liceo sottolineò per lei anche la fine della sua infanzia e l’ingresso nella adolescenza vera e propria: fu là che incontrò nuove amicizie, che conobbe e si legò teneramente a Rossella sempre così saggia ed equilibrata, ad Enza così amabile e così autonoma, a Florinda che pur figlia solo di un emigrante in Germania, in quegli anni scopriva e si innamorava in maniera così curiosamente ‘ante–litteram’, di tutto ciò che era ‘tendenza’ e griffe! fu durante quegli anni che Carlotta cominciò ad innamorarsi più o meno sempre di suoi coetanei e più o meno sempre nella versione ‘cotta’ passeggera, fino al ‘grande amore’, Alberto! Alberto era un ragazzo ‘adulto’, aveva circa sette anni più di lei, non aveva mai fatto quindi parte fino ad allora delle sue solite frequentazioni di adolescente e quello che maggiormente la colpiva in lui era l’aria anche più grande per la sua età, la sua determinazione ad interpretare l’ “uomo “già ‘fatto’e la costanza delle attenzioni che le dedicava tanto da indurre Carlotta sempre più a volersi calare senza contraddizioni nella parte, anche lei , di donna e forse anche più adulta per i suoi semplici soli sedici anni! Fu un periodo magico, quello della frequentazione di Alberto , che le fu dato vivere! Ebbe modo in quel periodo di conoscere anche altri ragazzi, sempre più maturi di lei e di sentire in loro sempre ammirazione per sé e per il suo modo così personale ed attraente di fare ed essere. Seppe veramente ben interpretare quel passaggio dalla infanzia alla adolescenza, lo fece con la forza della fantasia, della immaginazione e della voglia infinita di amare e sentirsi riamata! I momenti di ‘ricreazione’ quelli in cui si concedeva alla forza dirompente dei suoi sedici anni, li riservava ai suoi soli momenti di vera ‘privacy’, quelli che viveva nell’intimità della sua famiglia ed in quella ugualmente avvolgente e protettiva delle sue amiche con le quali scambiarsi le confessioni dei primi turbamenti ed ansie d’amore. “Vindica te tibi”, rivendica te a te stesso, suggeriva il suo amato Seneca all’amico di sempre Lucilio, e sembrava suggerirlo prepotentemente e con tutto l’amore di un vero amico o di un fratello maggiore, anche a lei! Era con quest’ansia e con questo desiderio insopprimibile di vita che si affacciava felice ad ogni nuova giornata che le si apriva davanti. Non le era neppure difficile volere ed ottenere tutto ciò: era bella , era determinata ad esserlo ed a piacere sempre più a se stessa ed agli altri e più si piaceva e piaceva, più s’innamorava di sé e degli altri e della vita tutta che sembrava amarla così, immensamente! “ Complèctere omnes horas” , fà tua ogni ora , continuava per Lucilio il suo Seneca, e questo valeva anche per lei che per la prima volta si ritrovava a governare i processi di una vita che le sembrava di conoscere e scoprire giorno per giorno solo ora ed aveva il terrore di mancare anche ad uno solo dei suoi appuntamenti così attraenti ed avvincenti! Era troppo bella e troppo felice per non voler rendere testimone il mondo intero di tutto ciò, ma per far questo era necessario che neppure un percorso di comunicazione si ostruisse tra lei ed il mondo che le interessava! “ Chi c’è in villa ?” La villa poteva essere piena di gente, ma la risposta delle amiche poteva anche essere :“Nessuno!” e non era un bluff, loro sapevano esattamente ‘chi ‘doveva esserci perché la villa potesse avere un’anima per lei, e se così non era, l’anima dei luoghi era pronta a cercarla incessantemente in ogni altro angolo, fino a trovarla, perché ogni ricerca doveva concludersi necessariamente così e solo così, varianti a ciò non erano ammesse! Gli anni dell’adolescenza si conclusero con l’inizio della giovinezza che per lei ebbe la data simbolica degli anni universitari; non vedeva l’ora che venissero, ma quando giunsero, molte delle promesse che lei aveva loro legate vennero meno : un mondo per lei era finito, ma l’altro stentava a nascere! Inutile dire che la scelta della facoltà fu senza tema di ripensamenti o di errori, quella di Lettere classiche: non tutto ciò che aveva caratterizzato la sua età precedente doveva andare distrutto, anzi niente sarebbe stato perso, perché tutto andava necessariamente approfondito e consolidato! All’università fu allieva per Storia della letteratura italiana niente di meno che del suo idolo tra i critici letterari, Giovanni Getto! Ricordava ancora l’emozione che le procurava la lettura così speciale di una pagina di critica letteraria del ‘suo’ Getto, perché piena di un tale calore e di una tale umanità da competere addirittura con le pagine dell’opera che si proponeva di recensire; per lei incontrarlo e vederselo davanti mentre vecchio, incanutito e curvo su stesso, arrivava all’aula della sua lezione, avvolto in un mantello nero con un sottile collo di astrakan, mentre a mala pena, quasi, per le sue evidenti deboli forze, recava in mano un’immancabile borsa di pelle contenente il materiale delle sue lezioni, adesso a diciannove anni all’università di Torino era un po’ come per un suo qualunque coetaneo incontrare i Beatles o qualsiasi altro idolo o personaggio consacrato dalla bravura o dalla fortuna, come tale. Fu successivamente, a Bari, allieva, per Storia della letteratura greca di Carlo Ferdinando Russo, un insigne grecista che per di più recava un cognome che lei sui banchi del ginnasio leggendo i “Promessi sposi” aveva imparato ad amare e ad apprezzare perché era il cognome del più famoso Luigi, il cui per lei mai più superato commento ai “Promessi sposi” l’aveva magistralmente introdotta allo studio ed alla analisi appassionata del romanzo del Manzoni e dei personaggi che ne affollano la narrazione. Esaltante fu ancora per lei ‘entrare’ quasi nel ‘laboratorio’, nella ‘fucina’ delle idee e dello studio approfondito e professionale dal quale poi scaturisce il materiale per la pubblicazione di uno studio, di un’opera di approfondimento letterario e di questo potè fare esperienza coi ‘seminari’di Storia della lingua latina tenuti da Paolo Fedeli che tanto in quegli anni, ma anche in seguito si prodigava con lo studio di Catullo ma anche degli elegiaci latini. “Antìquam exquìrite matrem” , cercate l’ antica madre era l’invito rivolto al virgiliano Enea prima dell’approdo sulle coste italiche ed in fuga dalla sua Ilio ormai preda delle fiamme. Lei l’antica madre l’aveva sempre cercata, pur non avendola mai abbandonata, ma ogni tanto le era necessario rinnovare l’approdo ad essa, ogni tanto le era necessario verificare o, meglio, ‘risentire’ la forza dei legami con essa perché col contatto rinnovato poteva rigenerarsi e partire nuovamente, per i nuovi appuntamenti con la vita. Non sempre quegli appuntamenti si svolsero nel segno della gratificazione di tutto ciò che lei era o che sentiva di essere o per cui si era impegnata negli anni della crescita e della progressiva conoscenza ed approfondimento di se stessa. Gli anni del dopo-laurea la videro in giro per diversi istituti ad indirizzo tecnico dove il ‘suo’ latino ed il ‘suo’ greco dovevano tacere ed anche lo studio dell’italiano o della storia doveva avvenire in ‘sordina’ quasi, rispetto allo studio delle materie d’ indirizzo . Ma furono anche, quelli, gli anni in cui approfondì la conoscenza del Manzoni, del Machiavelli, del Foscolo, del Leopardi, del Verga, di Pirandello, di Montale, di Ungaretti…emozionandosi ad ogni incontro con loro e quel che più contava per lei in quel momento, facendo emozionare anche ed ancor di più, i suoi allievi, proprio gli allievi di quegli istituti tecnici in cui così malagevole avrebbe potuto essere ad ogni piè sospinto l’insegnamento delle materie umanistiche! Solo quando ebbe ormai oltrepassata la soglia dei quaranta, le toccò approdare al liceo classico e finalmente all’insegnamento del latino e del greco. Si dedicò a quell’insegnamento con l’umiltà che le veniva da una gavetta e da un’attesa ultraventennale, cominciando dal biennio e quindi dai rudimenti delle due lingue antiche; solo successivamente passò al triennio ed allo studio ed all’insegnamento anche delle due letterature, la greca e la latina. Aveva di fronte a sé, ormai allievi che appartenevano ad una generazione diversa dalla sua, perchè man mano che passavano gli anni si faceva sempre più largo il divario di età tra lei ed i suoi alunni che un tempo erano quasi suoi coetanei: questi erano gli allievi della maturità o di un’età, la sua, a tratti stanca che rivelava talvolta i tratti di una inevitabile senilità:” Che strano, approdo a casa quando le cose e le persone sembrano inevitabilmente allontanarsi da me”, si ritrovava talvolta a pensare Carlotta, evitando di rimanere troppo su questo pensiero, per non approfondirne i contenuti e non rivelare a sé la minaccia delle cose che avrebbe rischiato di appannare ancor di più il significato di quel ritorno! Si ritrovava a pensare sempre più spesso agli allievi dei primi anni e degli altri istituti che ora le ritornavano in mente forse anche abbelliti dal ricordo; ripensava, per esempio, a quel primo pomeriggio di fine giugno quando ad aspettarla vicino alla sua ‘storica’ panda rossa c’era Taletti che avrebbe voluto a tutti i costi sapere da lei, se era stato promosso sia pure con la formula del ‘rimandato a settembre ’ perché altro proprio non avrebbe potuto attendersi considerate le circostanze del profitto negativo in molte discipline. Si commuoveva ancora oggi Carlotta a ricordare l’emozione del ragazzo nell’osare tanto con quella domanda e con quell’approccio ad un’insegnante non proprio ‘facile’, tanto da essere diventato tutto rosso in viso e con gli occhi che gli luccicavano sotto quel sole che , ora si metteva anch’esso, cominciava a picchiare forte ed a confondere ancor più, nell’imbarazzo generale di tutta quella situazione, i contorni delle cose e delle idee! Ma si commuoveva anche a ricordare la sua stessa emozione di fronte a quel ragazzo cui il segreto professionale le impediva di dirgli che sì, ce l’aveva proprio fatta sia pure solo per un pelo, ma non le poteva impedire di rispondere sebbene in altro modo a quella implorazione :” Taletti, avevi intenzione di partire come cameriere per queste vacanze se fossi stato promosso? ebbene parti.” Oggi come allora Carlotta doveva convenire che per stravagante che fosse, era pur sempre una risposta , ma quel che più contava, era che era arrivata a domicilio dove un ragazzo con gli occhi ormai pieni di lacrime era pronto a riceverla e portarsela stretta dentro di sé per le vie della sua vita. E come non ricordare, adesso che l’onda dei ricordi pareva soverchiarla, anche Caterina Cianciarelli che nel compito di italiano dopo un promettente avvio, si arresta e con un bigliettino messo tra le pagine rimaste bianche del compito, le chiede scusa di non essersi adeguatamente preparata per poter proseguire e le chiede soprattutto, sicura di potersi fidare, di non far parola con le sue compagne di quanto appena confessato. “ Non una parola, cara Caterina” le sussurrava oggi, mentre decenni ormai le separavano, Carlotta nell’affanno della commozione che questi frammenti di passato che riaffioravano all’improvviso, le suscitavano. “ Non una parola, Caterina”, ripeteva sempre più affranta e quasi solo per se stessa, ormai Carlotta, da una distanza ormai così incolmabile di anni, da rendere irriconoscibili le persone anche a se stesse. “ Complèctere omnes horas” ‘abbraccia ogni momento del tuo tempo, si ripeteva oggi Carlotta mentre stringeva al petto che le scoppiava, le mani e nella mente si affollavano senza darle tregua, i ricordi della sua vita. “ Antìquam exquìrite matrem”, l’antica madre ? oggi le si presentava col volto di Caterina o di Taletti o di tanti altri ragazzi che adesso le ritornavano in mente tutti insieme a riscaldarle il cuore ed a sostenerle la mente nell’affanno della stanchezza e dell’abbandono delle forze. “ Beati quorum iam moenia surgunt”, ‘ beati coloro dei quali già sorgono le mura!’ esclamava Enea vedendo le mura della città di Cartagine che già si levavano alte sotto il lavoro infaticabile degli uomini che le costruivano! “ Le mie mura! Sono queste le mie mura” sussurrò Carlotta, incredula e quasi esanime, mentre in estremo soccorso che le giungeva da lontano, da un ‘lontano’ siderale, il suo Seneca arrivava a ricordarle:“ Non sunt ad coelum elevandae manus……prope est ad te deus, tecum est, intus est” ‘ Non bisogna levare le mani al cielo……. Dio è vicino a te, è con te, è dentro di te’. ‘Sì, Dio è qua , è vicino a me, è dentro di me ’ si ripeteva Carlotta in silenzio e contenendo quasi l’affanno del respiro. “ Hic prout a nobis tractatus est, ita nos ipse tractat” ‘ Come è trattato da noi, così Egli ci tratta ’ “ Signore, non respingermi! Ho amato te e tutte le tue creature, amami!” E nello sforzo sovrumano della volontà, dopo aver chiamato a raccolta tutte le sue forze: “ Sono anch’io una tua creatura!” Bertrada commenti ? |
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mercoledì, 16 maggio 2007 Presentazione “Se ti senti stanco e pensi di non farcela, fermati, tira il fiato e solo dopo potrai rimetterti in cammino: la strada da fare, così, ti sembrerà certamente più agevole, perché anche alle soglie dei cinquant’anni, può essere ancora lunga, anche più lunga di quella che hai percorso finora”: è questo che dalle pagine di questo racconto sembra dirci Marion che testardamente, umilmente, va avanti e non si ferma neppure quando tutto sembra dirle che non c’è più niente o molto da fare. Carmela Martino Bertrada commenti ? | ||||||
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lunedì, 14 maggio 2007
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sabato, 28 aprile 2007
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